Incontro-Conferenza

 

SOCIETA’ITALIANA

DI

PSICHIATRIA DEMOCRATICA

Segreteria Regionale Abruzzo

Il giorno  3 Gennaio 2012 alle ore 11,  presso il Bar dei Portici di Lanciano

La segreteria regionale ha  organizzato   un   incontro-conferenza   su

 Psichiatria e Carcere: 2012 la chiusura degli OPG

 Partecipano  

Danilo Montinaro            Psichiatra Forense, Componente del Direttivo  Nazionale             della Società Italiana di Psichiatria    Democratica –ONLUS

Bruno Fiorillo                   Componente del Sindacato Penitenziario  OSAPP

Ruggero Di Giovanni      Componente UIL Penitenziaria    

                                                              

                                                             Interverrà

                                          Sen. Alfonso Mascitelli  

          Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta                     

          sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale   

    

si coglie l’occasione per augurare un BUON ANNO 2012                       

                                          

 

FATE PRESTO

 

IL BILANCIO DI UN ANNO TERRIBILE PER GLI ISTITUTI DI PENA ITALIANI. LE PROSPETTIVE. "FATE PRESTO"
Il 2011 ha visto aggravarsi una situazione che già nel precedente anno era stata definita, dalle stesse istituzioni , illegale e drammatica. Ma nulla è stato fatto.
 
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Napoli, 4 gennaio 2012_____________In un Paese civile quando il Consiglio dei Ministri dichiara uno stato di emergenza, l'intero apparato istituzionale si adopera per eliminarlo. Emergenza vuol dire pericolo, vuol dire urgenza, vuol dire corsie preferenziali per affrontare la catastrofe in atto. In Italia tutto ciò non avviene. Non a caso è la nazione che ha coniato il termine "emergenza dell'emergenza", come è avvenuto ad esempio per i rifiuti a Napoli. Problema vitale per una comunità che ancora oggi, dopo decenni, non trova soluzione. 
Come per la spazzatura, anche per i detenuti - da molti considerati "rifiuti" dell'umanità - nulla è stato fatto, nonostante nei primi mesi del 2010 il Consiglio dei Ministri abbia proclamato lo "stato di emergenza" nelle carceri italiane. Stato di emergenza prorogato per tutto il 2011 e, in questi giorni, esteso all'intero 2012. Politici che vedono cittadini morire, patire sofferenze ingiuste, perdere la dignità, ammalarsi, consumarsi e non ritengono d'intervenire, nonostante lo Stato sia direttamente responsabile della situazione in cui essi si trovano. Rifiuti appunto, perchè sono rifiutati. Eppure, solo la libertà può essere a loro tolta, mentre restano titolari di tutti gli altri diritti.
Nell'anno appena concluso sono stati 186 i morti negli Istituti di Pena, tra questi 66 i suicidi. Nel 2010 il numero dei suicidi è stato identico, mentre i morti sono stati 184. Nel 2012, sono già 2 i morti, uno di questi si è suicidato.
La media in questi ultimi due anni è di un morto ogni 2 giorni. Una vera e propria "morìa" che lascia indifferente l'opinione pubblica, nonostante sia chiaro a tutti che l'immane tragedia è dovuta essenzialmente alla costante violazione di legge perpetrata negli Istituti di Pena, con ritardi nei ricoveri anche urgenti, con condizioni igienco-sanitarie disastrose, con privazione dela mobilità essenziale, con il mancato rispetto delle elementari regole del vivere civile. 
Nel 2010,! nel pro clamare lo "stato di emergenza", l'allora Ministro della Giustizia disse che eravamo dinanzi ad una riforma "epocale" che avrebbe risolto finalmete l'emergenza-carcere. Da allora, pur rimanendo in carica per oltre un anno, il suo ministero si è occupato di altro, sopratutto di tentare la riforma - certamente meno "epocale" - di norme in materie non urgenti come le continue morti nelle carceri. Il 2011 ha visto  la nomina di un altro Ministro che, prendendo atto del dramma-carcere, ha promesso un intervento rapido, ma più rapida è stata la caduta del Governo.
Intanto, negli ultimi giorni del 2011, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha emanato una circolare che vorrebbe attribuire ad ogni detenuto un codice, o meglio un colore: bianco, verde, giallo e rosso. Porte delle celle aperte per i codici bianchi, da valutare per i codici verde e giallo, chiuse per i rossi. L'atto, che per il Dipartimento mira ad innovare la gestione dei detenuti, in realtà non fa altro che ripetere le raccomandazioni che prima di ogni estate vengono date alle direzioni degli Istituti per evitare che il caldo possa essere un ulteriore elemento per spingere al suicidio o per aggravare patologie in corso. Ora come allora i Direttori delle carceri non potranno aderire alla circolare, perchè il sovraffollamento, la tipologia delle strutture e la mancanza di personale e di risorse non consente una disciplina diversa della detenzione. Le disposizioni del D.A.P. prevedono, inoltre,  modalità di accertamento nell'attribuzione dei codici e di conferma degli stessi alquanto complesse, del tutto irrealizzabili, come altre norme dell'Ordinamento Penitenziario che da oltre trent'anni non trovano attuazione.
Un 2011 quindi tragico, ancora più del 2010, quando si pensava di aver toccato il fondo.
Quali le prospettive ? Il nuovo Ministro appare molto motivato. Le sue dichiarazioni lasciano ben sperare, con la dovuta naturale diffidenza di chi alle buone intenzioni, che t! ali rest ano, è abituato. Depenalizzazione, abolizione di norme carcerogene, ricorso a misure alternative e a pene diverse dal carcere, sono strade da tempo indicate dall'Avvocatura e dalle Associazioni, che devono trovare un' immediata concreta applicazione.. Realizzando tali riforme, impegnando maggiori risorse economiche, si può pensare anche di emanare l'amnistia e l'indulto - istituti che rappresentano la resa dello Stato e la sua incapacità di governo - per poter tornare all'anno zero e coltivare finalmente quel sogno che è la rieducazione del condannato, principio costituzionale ormai da tempo abrogato. L'Italia tornerà ad essere un Paese civile, lasciando meno spazi alla criminalità organizzata, che, anche grazie all'emergenza carcere, riesce a trovare nuove risorse umane tra coloro che vedono lo Stato come un nemico.
Stia attento però  il Ministro a fare i conti con la situazione reale. L'avere , ad esempio, con il Decreto Legge in vigore dal 23 dicembre u.s., abbreviato i termini per l'arresto in flagranza e disposto che entro 48 ore debba essere celebrato il giudizio direttissimo, senza portare il detenuto in carcere, ma facendolo stazionare nelle celle di sicurezza del Corpo che ha provveduto all'arresto, e ove ciò non sia possibile è necessario un provvedimento motivato del Pubblico Ministero, non  risolve il problema del detenuto, perchè questi vivrà un trauma maggiore viste le condizioni in cui si trovano la maggior parte delle celle di sicurezza in Italia e la carenza di risorse della Polizia Giudiziaria per tale evenienza. Tale provvedimento, inoltre, ridurrà solo parzialmente gli ingressi in carcere, perchè è facile prevedere che assisteremo ad una sostanziale diminuzione dei giudizi direttissimi e a un aumento delle convalide. L'arrestato sarà portato in carcere per la convalida e non dinanzi al Giudice per il processo. 
Il Governo  c.d.dei Professori comprenderà che l'emergenza è urgenza ? Che troppo! tempo s i è atteso. Noi, come titolava un quotidiano napoletano, all'indomani del terremoto, diciamo  "FATE PRESTO".
Avv. Riccardo Polidoro
Presidente "Il Carcere Possibile Onlus"

 

l'UNITA'- Giovedì 5 gennaio 2012

 

Che cosa lega l'articolo 1 il 18 e la legge 180.

di Emilio Lupo, Psichiatra

Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica

 

Ed ecco i numeri: 1, 18 e 180.

Forse perchè i conti si fanno a fine d'anno,

che un ciclo si è concluso (con danni gravi, assai),

ed un altro si è appena aperto ( e già fa male, tanto).

Piuttosto, dicono gli esperti, i numeri hanno sempre un filo che li unisce,

li mescola,

li completa.

Lo stesso filo che divide,

minimizza o esaspera.

Con dentro le persone,

sole,

stritolate,

affannate,

da nord a sud.

Numeri che chiudono ma anche che tengono aperta,

una speranza,

una lotta,

una Nazione.

E il numero 1 così recita:

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro",

un numero sul quale si sono abbattuti tanti altri e, precisamente:

due milioni e oltre di disoccupati.

Ma i numeri - si sa -  sono, talora, anche paradossali,

dispettosi,

ingenui,

soffocanti,

frizzanti e vivaci.

Non per il numero 1. Giammai!

Lui è sempre in alto,

maestoso,

rassicurante.

Una grande madre.

un padre autorevole.

Un occhio che vigila.

La vetta, insomma.

Eppure piccolo nella sventura,

quando la somma del comignolo che non fuma più,

e della mensa vuota,

e del deposito deserto,

e del reparto muto e della tuta al chiodo, raggiunge prima i milioni

e poi il miliardo.

E così non sta più in alto,

e diventa matrigna,

disamorato.

Ultimo con gli ultimi.

E si fa avanti il numero 18 che così recita:

" il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi....o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro....... di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.....". E' questo un numero per così dire rinnovato e rinnovabile

o forse più precisamente periodico,

non nella sua accezione tecnica, piuttosto in quella politica.

Una sorta di licenza poetica con l'imprimatur dello Stato.

Oppure un riflesso pavloviano: basta sedersi - anche per un attimo - nella stanza dei bottoni ed ecco che il riflesso diventa subito condizionato, anche da chi non te lo aspetteresti: per salvare il Paese, per creare posti di lavoro - si sentenzia - bisogna rivedere l'articolo 18 (sic!).  La panacea.

Intanto nel Paese si registra un miliardo (leggasi un miliardo!) di ore di cassa integrazione,

e ben 4 milioni di precari e, così,  ti vedi costretto, dopo tanti anni di duro lavoro

come di pochi mesi

di esperienza - nei quali hai messo l'anima -

o ad accettare un contratto capestro

oppure portare la testa,

le mani,

l'anima,

lontano da casa.

Ritorna, d'incanto, il paradosso dei numeri: per assumere bisogna licenziare!

Ed eccolo che entra il campo il numero 180, che tra le tante cose afferma che: èin ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, ma anche che l'assistenza psichiatrica non è più manicomio, elettroshock, letto di contenzione, bomba di farmaci, inguaribilità,

ma visita ambulatoriale/domiciliare,

Centro diurno,

lavoro, casa, vacanze.

Insomma dignità e nuovo protagonismo di utenti, familiari e operatori.

Alla sopraffazione si sostituisce il prendersi cura.

1, 18,180.

Tre numeri apparentemente distanti.

Tre numeri forti.

Tre pagine indelebili.

Scritte con il sangue, la fatica e la testa

da chi non ci sta a dire sempre di sì.

Tre pagine repubblicane.

Laiche.

Tre simboli di un Paese che se rinasce lo farà

partendo da queste basi.

L'Unità d'Italia ha anche questi numeri.

Anno nuovo, dramma vecchio

 

Intervenire subito nelle carceri italiane.

 

Anno nuovo, dramma vecchio. Dopo i 66 suicidi di detenuti registrati nel 2011 il nuovo anno si è aperto con due nuovi casi. La situazione delle carceri resta invivibile e neanche il “Piano  carceri” presentato dal neo ministro Severino sarà in grado di dare sollievo ad una situazione oramai diventata ingestibile con provvedimenti ordinari che non incideranno significativamente su un sovraffollamento da tutti ritenuto la principale causa del disagio dei detenuti di cui il suicido rappresenta l’espressione più inquietante e vero “evento sentinella” su cui riflettere (senza dimenticare gli 8 Agenti di Polizia Penitenziaria suicidatisi nel 2011, circa 100 negli ultimi dieci anni!).

Le cifre prodotte dal Ministero di Giustizia sono eloquenti: 66.897 detenuti, di cui 24174 stranieri, per 45.770 posti regolamentari; 27251 imputati e 38023 condannati definitivi. Tutti costretti a vivere la detenzione senza prospettive, senza alternative alla permanenza in celle sovraffollate giorno e notte (salvo le ore d’aria), con scarsissime attività riabilitative: solo 521 per es. hanno usufruito di lavoro all’esterno, mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori è impiegata all’interno degli Istituti.

Solo interventi che rimettano il detenuto nel circuito dello scambio sociale hanno una reale valenza rieducativa e non si traducono in mero “intrattenimento”, fenomeno questo ben noto a chi ha attraversato le istituzioni psichiatriche ma che si riproduce in tutte le istituzioni totali; a questo riguardo ci ha molto colpito l’ultimo suicida del 2011: un giovane rumeno, in attesa di giudizio, per il quale giocare a rugby nella squadra dell'Istituto penitenziario poteva rappresentare certamente una attività ricreativa per contrastare la noia del vuoto delle giornate in carcere ma non una fonte di speranza per il futuro sufficiente a preservarlo da un gesto estremo.

Occorre quindi affrontare il problema con strumenti diversi da quelli usati o riattivare quelli già previsti dalla normativa ma, prima di tutto, occorre interrompere la deriva securitaria ( gli OPG contro i quali ci stiamo spendendo senza sosta sono l'altra faccia della medaglia) che ha grandemente contribuito a creare la situazione attuale: il carcere deve ritornare ad essere la risposta ultima ai fenomeni di devianza.

Senza affrontare questo nodo tutte le misure risulteranno dei palliativi: l’estensione a 18 mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, per l’accesso alla detenzione presso il domicilio avrà ben poco peso nel migliorare il sovraffollamento. Lo testimoniano i dati del 2011 in cui hanno usufruito dei benefici della L.199/2010 4304 detenuti (ma meno di un terzo stranieri) ma nel frattempo i detenuti sono saliti a quasi 67000.

Occorre quindi ricorrere maggiormente all’utilizzo delle pene alternative (rimuovendo prioritariamente quelle norme, ex Cirielli, che ne impediscono l’applicazione) come l’affidamento in prova ai servizi sociali, l’affidamento dei tossicodipendenti a comunità di recupero, la semi-libertà, il ricorso alla detenzione domiciliare.Oltretutto questi istituti, la cui applicazione è scoraggiata dalla politica generale, hanno negli anni dimostrato di conseguire risultati estremamente positivi nella prevenzione della recidiva.

Psichiatria Democratica auspica - attraverso Cesare Bondioli ed Emilio Lupo, rispettivamente resp. Nazionale Carceri e OPG e Segretario Nazionale dell'Associazione - che anziché ricorrere a  provvedimenti tampone, che tali poi nemmeno sono, si avvii un ripensamento complessivo delle politiche carcerarie e invece di costruire nuovi carceri, si riducano le presenze negli attuali dando corso alle misure alternative alla detenzione in carcere già previste dall’ordinamento e utilizzando i fondi della Cassa Ammende per i loro fini istituzionali di finanziamento di attività trattamentali e rieducative e non solo per finanziare nuova (e sempre insufficiente) edilizia carceraria.

 

 

Napoli/Arezzo 11  Gennaio 2012

Contro gli OPG

Care e cari,

sottoscrivo il vostro accurato appello  per chiudere subito i sei Ospedali Psichiatrici Giudiziari (O.P.G.) nei quali ancora oggi vivono in condizioni inaccettabili circa 1500 persone. Si può a ragione affermare che il nostro Paese continua a detenere una triste maglia nera in tema di diritti che dobbiamo combattere ogni giorno.
Gli OPG ne sono una dolorosa conferma. Per questo, io e il mio partito, Sinistra Ecologia Libertà, sosteniamo con convinzione le proposte di Psichiatria Democratica finalizzate allo smantellamento definitivo degli OPG.
Auspico di cuore - e mi adopererò per questo - affinché nei prossimi giorni il Governo stabilisca definitivamente la data della loro chiusura.
Un saluto affettuoso,

Nichi Vendola

Presidente Sinistra Ecologia Libertà 

Appello per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari


Vedilo a tutto schermo Invio

Per Vincezo Consolo

 

E' morto lo scrittore  Vincenzo CONSOLO e siamo tutti più soli e fragili.

Ci mancheranno i suoi sguardi teneri e indagatori.

I suoi ammonimenti che erano riflessione collettiva ma anche coinvolgimento personale.

Diretto.

Convinto.

Mai occasionale o di facciata.

Vincenzo era uno di noi.

E questo ci inorgogliva.

E questo ci inorgoglisce.

Minatori,

diritti civili,

su di una biro che era una clava,

un martello,

una chiave,

uno spartito.

Ci piace immaginarlo che se ne sia andato con sotto il braccio

Il Sorriso dell'ignoto marinaio,

che abbiamo tanto amato.

Forse perchè così continuerà a solcare

mari e onde sulla sua penna

che lo iscrive tra i maggiori e più acuti innovatori del linguaggio,

della letteratura internazionale.

A Caterina dolce e tenace compagna, 

testimone e protagonista di una storia che il tempo non potrà mai esaurire

l'abbraccio più forte di tutta Psichiatria Democratica.

Emilio

una delegazione di Psichiatria Democratica sarà presente ai suoi funerali che si terranno a Sant'Agata di Militello in Sicilia, suo paese natio

leggi:

 

IL MEDITERRANEO TRA ILLUSIONE E REALTÁ, INTEGRAZIONE E CONFLITTO NELLA STORIA E IN LETTERATURA

Matti in libertà

 

Napoli, VENERDI' 3 FEBBRAIO, ore 18.00 presso la Feltrinelli in Via S. Tommaso D'Aquino 70 - Ponte di Tappia -
Presentazione del libro di MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI "Matti in libertà" - L'inganno della Legge Basaglia - Come il percorso interrotto della Legge Basaglia è ricaduto su uomini e donne in tutta Italia, vittime innocenti di un iter legislativo che non ha cancellato gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Le storie degli internati e delle loro famiglie.
 
Introduzione di GIUSEPPE CRIMALDI, Cronista giudiziario de "Il Mattino",
 
ne discutono :
 
LUISA BOSSA, deputata, già sindaco di Ercolano,
CARMINANTONIO ESPOSITO, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli,
EMILIO LUPO, segretario nazionale di Psichiatria Democratica,
RICCARDO POLIDORO, presidente de "Il Carcere Possibile Onlus", Camera Penale di Napoli,
FABRIZIO STARACE, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena.
L'attrice CRISTINA DONADIO leggerà alcuni brani del libro.

Lettera di Cesare Bondioli (Responsabile Nazionale Carceri e OPG di Psichiatria Democratica) sul Decreto di chiusura degli OPG.

 

                                                                   Arezzo 1 Febbraio 2012

Cari compagni ed amici,

le polemiche suscitate dall’approvazione dell’Art 3 –ter del c.d. “Decreto svuota carceri”, mi riportano alla mente quanto successo nel 1978 con l’approvazione della 180, specie per la sua parte che introduceva il TSO.

E’ noto che lo stesso Franco Basaglia avrebbe voluto che nella legge non fossero previsti dispositivi “coercitivi” ma con grande senso di responsabilità e visione politica, finì per accettare il TSO come male minore. Anche allora parti consistenti del movimento si opponevano al tso ma nessuno si spinse fino al punto di disconoscere la 180 per una visione “pura e dura” dei risultati della lotta di deistituzionalizzazione dei manicomi di cui la 180 fu comunque l’esito e l’inizio di una sua generalizzazione. Nessuno si sognò di dichiararsi apertamente contrario alla 180 , insieme alle destre, anzi tutti rivendicarono la Legge come un successo del lavoro svolto dal movimento anti-istituzionale dentro i manicomi e nel territorio; tutti poi si sono impegnati nel lavoro quotidiano per una applicazione avanzata della legge proprio nei suoi aspetti più critici e criticabili: da qui la battaglia, non ancora vinta, per SPDC aperti e senza contenzioni o per forme di ricovero alternative (v. servizi di salute mentale h 24 con posti letto).

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Finalmente via gli Opg, ma il difficile viene ora

 

 

di  Maria Antonietta Farina Coscioni ( quotidiano EUROPA, 3  febbraio 2012)

La decisione non può, evidentemente, che rallegrare: entro, e non oltre, il 31 marzo del prossimo anno tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia saranno chiusi. I detenuti, 1500 persone circa, saranno trasferiti in centri, finalmente, adeguati alla cura delle patologie che li affliggono. Avrà così finalmente fine quello che il presidente della repubblica Napolitano ha definito «l’estremo orrore dei residui Opg, inconcepibile in qualsiasi paese appena civile».
Gli Opg sono un luogo di indicibile sofferenza. Nel corso delle mie visite ispettive sono venuta a conoscenza di una quantità di storie penose e atroci: un uomo di 58 anni, rinchiuso da otto nell’Opg di Aversa, che con un lenzuolo si impicca; aveva saputo che la sua pena era stata prorogata ancora una volta e che, nonostante da tempo fosse stato giudicato non più “socialmente pericoloso”, sarebbe rimasto rinchiuso lo stesso; un altro caso, quello di M., 30 anni: nel 2004 è arrestato per aver guidato contromano con il motorino. Finito in un Opg, di proroga in proroga sono passati sei anni.
La questione, insomma, non può essere risolta con un mero tratto di penna, non è sufficiente stabilire che quello che è stato non deve più essere, e pensare che il problema si risolva da sé. È vero: per troppo tempo gli Opg sono stati un territorio dimenticato in cui ogni dignità è annullata. Il parlamento ha fatto un importante passo verso la chiusura; ma ora?

 

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OPG: Ora comincia il lungo processo di deistituzionalizzazione.

 

Per Psichiatria Democratica (PD), l'Associazione fondata da Franco Basaglia e che in questi  anni si è battuta per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, il momento attuale è assai delicato in quanto occorre definire bene i percorsi politico/amministrativi necessari per governare, in maniera adeguata, l'intero processo.

Per i Dirigenti Nazionali di Psichiatria Democratica, Cesare Bondioli,  Emilio Lupo e Luigi Attenasio guai ad abbassare la guardia e a dare per scontati i passaggi che porteranno le persone dagli OPG al territorio.

Gli esponenti di PD, anche a nome dell'intera Associazione, infatti, non si stancano di ripetere che tenere alta la guardia dovrà, nei fatti, garantire quanto segue:

1) La titolarietà dei  progetti - beninteso personalizzati -  resta appannaggio del Servizio Sanitario Nazionale che la espleterà in tutte le forme che riterrà opportune, avvalendosi dei suoi Dipartimenti diSalute Mentale e delle loro articolazioni funzionali. La centralità del Servizio pubblico è, per Psichiatria Democratica, garanzia da un lato di attiva partecipazione di tutti gli attori in campo (Utenti,familiari,operatori, Enti, volontariato, cooperazione sociale etc.) e, dall'altro, di contrasto a tutte le forme di privato mercantile che potrebbero essere interessate alla gestione nelle singole realtà regionali;

2) La definizione del finanziamento, in maniera da garantire un budget adeguato ai diversi bisogni (casa, progetto lavorativo etc.) e che sia vincolato  in ragione dei suindicati progetti  per ciascun utente;

3) L'emanazione da parte del Governo di un Regolamento attuativo che - d'intesa con le Regioni e  garantendosi il coordinamento del Presidente Errani - indichi, dettagliatamente, modi, tempi e risorse,umane ed economiche, da impegnare nel complesso processo di dismissione in grado di sostenere, concretamente, i sempre più asfittici Dipartimenti di Salute Mentale ( insieme alla costituzione di equipes di dismissioni, a tempo);

4) Che si affronti, contestualmente, sia il tema della pericolosità sociale da infermità mentale -della quale PD chiede l'abolizione - come l'istituto della imputabilità-inimputabilità per infermità di mente da cui quello deriva.

Psichiatria Democratica da ultimo vuole ribadire che questo degli OPG, come ogni progetto di deistituzionalizzazione, non sarà un processo breve nè tantomeno esclusivamente legato alle normative ma che dovrà vivere, attraversare e cambiare culture e prassi . Che non ci sono nè scorciatoie nè esemplificazioni ma solo un duro, costante lavoro che, sul territorio, dovrà vedere ancora una volta impegnati ed uniti  quanti -a vario titolo - pongono al centro del loro fare/pensare i diritti di quanti non ce la fanno da soli.

 

Napoli -11 Febbraio 2012

 

Finalmente chiudono le prigioni dell'orrore,"Gli Altri" 24 febbraio 2012 pag. 20

 

di Gigi Attenasio

 “Svuotano pure i manicomi criminali, a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Il governo fa scappare i pazzi” rigurgita in prima pagina “la Padania”: è la “civiltà” dei Borghezio, del dito medio alzato, del rutto e della scoreggia libera, degli “extra” travestiti da leprotti per il tiro a segno dei “civilissimi” cacciatori del Nordest! A parte l’ironia (per Nietzsche spesso vicina alla tragedia), entro il 31 Marzo 2013 verranno chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG): è una importante notizia e Psichiatria Democratica come tale la registra in attesa del Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione. Ci sentiamo parte di questa vittoria di civiltà per il sostegno alla Commissione Inchiesta del Senato di Ignazio Marino, cui ancora una volta plaudiamo per il lavoro svolto, e per le migliaia di firme da noi raccolte in pochi mesi contro quei tremendi luoghi di afflizione.

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Stop alla campagna di sottoscrizione per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

 

Un grazie a quanti hanno sottoscritto il nostro appello per il superamento degli

Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).

Psichiatria Democratica ringrazia quanti hanno firmato - nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nelle Università, nelle sedi sindacali, politiche, della carta stampa, etc. - l'appello per chiudere, presto e bene, quei tremendi luoghi di afflizione che sono gli  Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

I militanti e i dirigenti della nostra Associazione, nel corso dei mesi, hanno avuto, così, modo di incontrare tante persone con le quali ci si è trattenuti a discutere e confrontarsi sia sulle condizioni degli OPG, sia sul come costruire un'alternativa territoriale di accoglienza rispettosa dei diritti dei singoli e in grado di promuovere programmi operativi di inclusione sociale.

Il grande consenso- oltre 3500 firme - raccolto intorno alla nostra articolata proposta, ci conforta molto perchè come abbiamo avuto modo, recentemente, di ribadire, oggi (dopo l'approvazione della legge9/2012) inizia un lungo e difficile processo di deistituzionalizzazione. Un processo, quello appena incominciato, dove non mancheranno le resistenze al cambiamento sia dentro che fuori gli OPG, nel quale bisognerà coinvolgere le Regioni, le ASL e tutte le loro articolazioni funzionali affinchè i luoghi di accoglienza, siano attraversati dalla vita e non diventino contenitori di sofferenza. Dove le risorse economiche ed umane siano adeguate ai bisogni delle persone in difficoltà e la magistratura sia sempre più parte attiva e propositiva nel sostenere programmi alternativi alla detenzione.

Da ultimo vogliamo ringraziare i primi firmatari del nostro appello che, come ricorderete, non sono addetti ai lavori ma persone impegnate come L. Ciotti e Alex Zanotelli, scrittori ed intellettuali (dal compianto V. Consolo a C. Stajano, E. Rea e E. De Luca, S. Staino, Piero Dorfles, Giorgio Manfredonia) artisti (C. Fracci, S. Sandrelli, C. Bisio, F. Gifuni, S. Cristicchi, A. Sandrelli, M. Costanzo) docenti universitari ( L. Zevi, F. Cassano, V. Silvestrini, N. Dalla Chiesa, A. Sainati ) giornalisti (C. Mineo, A. Bolzoni, S. Ruotolo) e tantissimi altri, ma anche il mondo dell'associazionismo, del volontariato e quello della politica, il cui sostegno ci ha dato carica e speranza nel raggiungimento dell'obiettivo.

Un grazie infine a tutti gli iscritti  e simpatizzanti di Psichiatria Democratica che in ogni dove e, spesso, tra mille difficoltà hanno consentito questo successo collettivo in nome del principio di condivisione e di partecipazione attiva nella costruzione di percorsi altri, dei diritti universali di libertà e giustizia così come la lezione di Franco Basaglia ogni giorno ci ricorda.

Quale futuro per gli OPG?

 

di Nicola Graziano – Magistrato *

 

Le mie impronte digitali

prese in manicomio

hanno perseguitato le mie mani

come un rantolo che salisse la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate

sono state registrate nel cielo

e vibrano insieme

ahimè

alle stelle dell'Orsa maggiore

(Alda Merini)

 

Il 14 febbraio 2012 con 385 sì, 105 no e 26 astenuti l'Assemblea di Montecitorio ha licenziato definitivamente il decreto legge del Governo sul sovraffollamento delle carceri. Il provvedimento, incredibilmente battezzato salva – carceri (!?!) (così si legge testualmente sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia) è ora legge dello Stato.

Tra le norme di cui esso si compone la mia attenzione si concentra su quella che reca disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, laddove si stabilisce che il termine per il completamento del processo di superamento degli OPG è fissato al 1° febbraio 2013.

Si prevedono alcuni requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, anche con riguardo ai profili di sicurezza, relativi alle strutture destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione a casa di cura e custodia che sono: a) la esclusiva gestione sanitaria delle strutture stesse, b) la previsione di una attività perimetrale di sicurezza e vigilanza esterna delle stesse nonché c) la destinazione delle strutture a soggetti provenienti dalle regioni di ubicazione delle stesse.

Si prevede, inoltre, che le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere senza indugio dimesse e prese in carico, sul territorio, dai Dipartimenti di salute mentale.

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Articolo sugli OPG

Speciale de «IL GIORNALISTA», organo quindicinale della Scuola di Giornalismo dell'Università di Salerno, curato da Emanuela De Vita, Carmen Galzerano e Imma Solimeno, " DIETRO LE SBARRE DELLA FOLLIA" sugli OPG.

 

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Lettera di Psichiatria Democratica a Susanna Camusso.

 

                                                                     Al Segretario Generale della CGIL

                                                                                            Susanna CAMUSSO

SEDE                          

 

Psichiatria Democratica apprezza assai l’impegno con cui tu difendi le ragioni del lavoro come il diritto su cui si fonda la nostra Repubblica. Il lavoro è un diritto di tutti e perciò stesso anche dei più deboli tra i cittadini che, altrimenti, per la controriforma del Governo, saranno i primi a perdere con l’emarginazione economica e sociale la propria capacità contrattuale. Saranno queste persone, difatti, a pagare, drammaticamente, la perdita di senso dei percorsi personali di inclusione sociale che, con sempre più difficoltà, peraltro, si compiono attraverso il sostegno degli operatori di Servizi di Salute Mentale e della Cooperazione sociale. I dirigenti ed i militanti di Psichiatria Democratica sanno che i livelli di giustizia sociale raggiunti vanno, continuamente, salvaguardati e che non si deve, mai, abbassare l’attenzione intorno ai bisogni di libertà e di diritti per le persone in difficoltà.

Psichiatria Democratica perciò condivide profondamente la battaglia della GCIL a difesa dell'articolo 18 e ribadisce l'impegno comune, per la costruzione di una società più libera, partecipata e rispettosa delle necessità di ciascuno.

          Dott. Emilio Lupo - Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica

          Dott. Luigi Attenasio - Presidente Nazionale di Psichiatria Democratica

          Dott. Salvatore di Fede - Resp. Organizzazione di Psichiatria Democratica

 

Napoli, 23 marzo 2012