IL NUOVO CAMMINO DELLA PSICHIATRIA

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repubblica napoli

 

IL NUOVO CAMMINO DELLA PSICHIATRIA

di EMILIO LUPO SALVATORE DI FEDE

 

La Repubblica 23 giugno 2016 (Ed. Napoli) pag.IX

Dopo l'Opg di Secondigliano chiude anche quello di Aversa. Chiude uno dei luoghi dell'inferno in terra o meglio: si impedisce alla "follia" del vecchio codice penale, di continuare a perpetuare un'infamia scientifica, di affermare cioè che la cura passa necessariamente per la capacità di infiggere il più crudo dolore.

 

Siamo contenti che si aprano nuove strade, senza nasconderci che la chiusura dell'Opg di Aversa corona gli anni della nostra battaglia, senza risparmio e senza sosta, per affermare che la cura della salute mentale, anche di chi eventualmente commette reati, non solo è possibile, ma è doverosa alla luce delle pratiche di comunità affermatesi in Italia grazie alla legge 180 del 1978. Psichiatria democratica - che nella sua stessa definizione semantica porta ancora tutto il senso di quella svolta decisiva per dare ai pazienti il diritto di interloquire, di avere potere di partecipare alla costruzione della propria cura - sa che però la chiusura di quel vecchio portone non significa necessariamente l'inizio di un impegno univoco delle istituzioni finalizzato alla presa in carico del disagio delle persone ree, attraverso risposte coerenti ai bisogni espressi. Le nuove strutture, le Rems, che sono la risposta istituzionale agli Opg, stanno già sostituendoli nella funzione dell'internamento senza quella che noi chiamiamo la funzione residenziale di cura. Per noi è indispensabile, così come previsto dalla legge 81/2014 all'articolo 3, che le misure alternative costituiscano la norma e non l'eccezione. Sono i Dsm (Dipartimenti di salute mentale) e l'attuazione di progetti individualizzati di cura e sostegno a ciascuna persona, la frontiera del lavoro territoriale, un lavoro che sia in grado di concretizzare – con risorse economiche certe e umane adeguate – progetti di inclusione sociale come l'abitare e il lavoro. Da ultimo chiediamo che nel Paese, i Protocolli operativi vincolanti, da stipularsi tra Asl e tribunali, proposti in maniera articolata da Psichiatria democratica, siano resi attivi in un sempre maggior numero di regioni, affinchè giustizia e salute si parlino sempre e collaborino, in maniera permanente, su ciascun caso come esplicitato nei nostri documenti: dall'accertamento peritale, alla definizione del luogo ove scontare la misura di sicurezza, alla tipologia della misura stessa, al monitoraggio del percorso terapeutico - riabilitativo, alla calendarizzazione di incontri periodici di formazione e di aggiornamento ecc. I risultati, ne siamo convinti, non potranno che essere oltremodo positivi, così come le esperienze fin qui realizzate dimostrano. Ricordiamo inoltre che meno del 17 per cento sono nella fattispecie i reati gravi contro la persona e ricordiamo che in Campania decine sono stati gli esempi concreti di una presa in carico fattiva di quelle storie di sofferenza singolare e collettiva in alternativa alle stesse Rems. Perché queste difficoltà di coordinamento ci preoccupano? Perché ci allerta questa pur scontata resistenza del vecchio sistema custodialistico? Perché a fronte dei rappresentati successi e del lavoro di quegli operatori impegnati nei Servizi di salute mentale - laddove vengono, tempestivamente, formulati i progetti terapeutico- riabilitativi - per sostenere l'affermazione delle nuove pratiche di salute, è notizia di questi giorni il tentativo di bloccare le lancette della storia con la riproposizione di alternative alla legge 180 da parte dei "carristi" renziani. Dunque si dà con la destra e si vuol riprendere con la "sinistra"... La battaglia per la presa in carico dei disturbi mentali continua, e Psichiatria democratica rimane dunque attiva a promuovere iniziative, a ogni livello, per impedire che si torni indietro a prima della riforma psichiatrica del 1978, e chiamiamo per questo all'impegno condiviso, a difesa di un modello di cura che non ha uguali nel mondo e che negli anni ha prodotto in questo paese più salute per tutti noi.

 

Gli autori sono rispettivamente segretario nazionale e responsabile nazionale di organizzazione di Psichiatria democratica

 

 

 

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