ricordare Paolo Tranchina

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In tanti a Firenze per ricordare Paolo Tranchina

Paolo 2Miti, inconsci, prassi alternative”. E’ questo il titolo della giornata dedicata al ricordo di Paolo Tranchina che si è tenuta a Firenze il 22 febbraio al teatro dell’ex OP di san Salvi, sede di Chille de la Balanza. In quelle tre parole si è tentato di condensare il percorso umano, professionale e di militanza di Paolo pur sapendo che lui, vulcanico e incontenibile com’era, avrebbe trovata stretta qualsiasi sintesi.

 

Paolo 6Non è comune che una commemorazione sia così animata e calorosa come quella organizzata da Maria Pia Teodori e Teresa Tranchina aiutate da Claudio Ascoli, Rocco Canosa, Sandro Ricci e Sandra Rogialli. I tanti contributi, i video, la musica hanno restituito un ritratto composito e ricco del contributo di Paolo Tranchina alla lotta antiistituzionale, alla produzione di un pensiero critico a partire dalla sua pratica di psicoterapeuta, alla capacità di formare e coinvolgere i giovani intorno al progetto di una salute mentale che cura e non reprime, alla pratica del coraggio e dell’impegno a cui lui non è mai venuto meno. L’immagine che racchiude il senso della giornata è quella della nipotina di Paolo che, con naturalezza e sfacciataggine, ereditate di sicuro dal nonno, si aggirava tra le gambe della mamma Teresa e della nonna Maria Pia e sotto lo sguardo intenerito di tutti noi mentre ne venivano rievocate le imprese e le innumerevoli attività. L’elenco degli intervenuti è lungo: chi non è riuscito ad essere presente lo è stato mandando un messaggio o collegandosi al telefono, qualcuno è giunto anche dall’estero, come Valeria Pomini dalla Grecia e Jürgen Armbruster dalla Germania, gli altri da tutta Italia per salutare Paolo e la sua famiglia e incontrarsi, ancora una volta grazie a lui. Cosa ha rappresentato Tranchina per la psichiatria antitistituzionale e per Psichiatria 

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Democratica, nelle cui fila ha militato fino all’ultimo? Nell’impossibilità a sintetizzare provo a elencare alcuni punti: la caparbietà a perseguire un modello di salute mentale che affronta la follia e ne coglie la sofferenza e l’umanità in ogni momento; la passione documentaria che lo ha visto consapevole custode e costruttore del percorso di pratiche e di elaborazioni che ha avuto nella rivista Fogli di Informazione il fedele specchio di cinquant’anni del progetto di salute mentale comunitaria; la capacità di articolare un pensiero e delle pratiche che non hanno mai rinunciato a una matrice psicodinamica riuscendo a coniugarla con i temi della giustizia sociale e della democrazia anche quando questo accostamento non era da tutti condiviso; l’amore per la bellezza e l’inesauribile profondità dei miti, che si trasferiva anche nelle sue bellissime sculture in pietra; la capacità di essere seri e impegnati senza mai rinunciare alla convivialità e al buon vivere; il potere rivoluzionario della creatività e dell’anticonformismo. Per Psichiatria Democratica a ricordare Paolo eravamo Cesare Bondioli, Rocco Canosa, Stefano Dei, Silvana Gasperoni, Gaetano Interlandi, Marcello Lattanzi, Paolo Serra, Guido Pullia, Sandro Ricci, Mario Serrano, Ilario Volpi.

Antonello d'Elia