Le posizioni di PD

Le proposte di Psichiatria Democratica per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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Le proposte di Psichiatria Democratica per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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Le proposte di Psichiatria Democratica per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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Le proposte di Psichiatria Democratica per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

1) Che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni costituisca il punto di coesione e raccordo di tutte le strutture interessate alla dismissione, anche al fine di evitare ritardi nei piani attuativi, insomma affinchè "nessuno resti indietro" nelle singole regioni dove insistono gli OPG, come in quelle realtà dove gli attuali cittadini ristretti dovranno trovare ospitalità;

2) Che la Commissione richieda al Governo di fissare -attraverso una disposizione legislativa - la data nella quale il processo di dismissione dovrà essere completato in tutte e sei le strutture presenti sul territorio nazionale. A nostro avviso il provvedimento dovrà altresì contemplare il sanzionamento con penalità economiche nei confronti degli Enti inadempienti con l'individuazione di "commissari ad acta" (richiesta antica questa nostra che registriamo con piacere essere stata avanzata anche da alcuni Senatori presentatori di una interrogazione) laddove si riscontrassero ritardi nell'attuazione dei programmi;

3) Che le Regioni determinino, a supporto e garanzia dei programmi di dimissione risorse economiche certe ed adeguate che stabilizzino in bilancio anche quelle indicate dal Ministro della Salute e quelle provenienti da quello di Giustizia (cassa ammende). Stigmatizziamo che in diversi casi le Regioni - così come recentemente denunziato in TV dal Senatore Ignazio Marino - non hanno nemmeno fatto richiesta di questi finanziamenti! In questo modo si potranno garantire progetti individualizzati per ciascuna persona interessata, insieme al coinvolgimento attivo di famiglie, Istituzioni, strutture di accoglienza fino agli operatori sociali che dovranno essere sempre ben formati ed in grado di assolvere i compiti che verranno loro assegnati. Dal punto di vista logistico, dove non sia possibile un rientro in famiglia, pensiamo a piccole strutture di accoglienza, regionalizzate, dove ospitare i dimessi (ribadendo sia l'individualità che la dinamicità dei progetti);

4) Altra scelta che riteniamo irrinunciabile è quella che il Servizio sanitario Nazionale, mantenga il coordinamento e la supervisione costante dei programmi attuativi, attraverso le sue articolazioni funzionali;

5) Da più parti è stato rilevato come la mancanza di nuclei operativi per il superamento nei singoli Ospedali Giudiziari costituisca elemento di ulteriore confusione e quindi di peggioramento degli standard assistenziali ed alberghieri amplificando, di contro, la deresponsabilizzazione di ciascuno ed impedendo, nei fatti, la presa in carico e la conseguente messa in opera di programmi di inclusione personalizzati. Pertanto proponiamo la creazione diUffici ed Equipes di dismissione (task force) - a tempo - per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne.

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Riaprire i Manicomi in Italia!

Giovedì 17 maggio 2012, nella Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati, PDL e Lega Nord, votano per fare riaprire i Manicomi in Italia.

Psichiatria Democratica (PD) si opporrà senza risparmiarsi in tutte le sedi, a qualsivoglia tentativo di riportare l'intero Paese agli anni bui della segregazione e dell'oblio manicomiale.

Questo funesto abbraccio PDL-Lega su di un tema così delicato è, per PD, rivolto non solo contro le persone in diffficoltà, le loro famiglie e gli operatori ma contro l'intero Paese. L'Italia infatti dall'approvazione della legge 180 nel 1978 ad oggi, ha scritto a chiare letttere  che curare non potrà mai significare rinchiudere come accadeva in passato e che la Salute Mentale di comunità, così come si è delineata negli anni con risultati più che lusinghieri, è l'unica strada da continuare a percorrere.

Si riportano le prime dichiarazione al voto dei Deputati MariaAntonietta Faina Coscioni, Margherita Miotto e della Senatrice Donatella Poretti.

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FATE PRESTO

 

LO STRISCIONE "FATE PRESTO" ANCHE A L'AQUILA, PALERMO E BARI
Dopo Napoli, S.Maria Capua Vetere e Nola, da oggi lo striscione è anche a L'Aquila. Il 16 maggio sarà collocato a Palermo e il 24 maggio a Bari.
 

Napoli, 11 maggio 2012

Il Governo ha dimenticato gli annunci di immediati interventi per affrontare le problematiche relative alla detenzione, mentre nelle carceri si continua a morire e a sopravvivere in condizioni vergognose. Se è giusto intervenire per migliorare lo stato della Giustizia in Italia, è assolutamente prioritario affrontare definitivamente l'illegalità quotidiana che si consuma nei nostri Istituti di Pena, così come aveva affermato il Ministro Severino, appena nominata.
Già dal 15 marzo u.s. nella sede della Camera Penale di Napoli, su iniziativa de "Il Carcere Possibile Onlus" sono collocati due striscioni di 5 metri con la scritta "FATE PRESTO" e l'indicazione della media delle morti in carcere: un decesso ogni 2 giorni, un suicidio ogni 5. Il 29 marzo u.s. anche la Camera Penale di S.M.Capua Vetere ha affisso lo striscione all'ingresso della sua sede nel Palazzo di Giustizia. Il 20 aprile  è stato collocato nel Palazzo di Giustizia di Nola dalla locale Camera penale. Da oggi lo striscione è anche a L'Aquila al Convegno organizzato dall'Unione Camere Penali Italiane e dalle Camere Penali di Sulmona e L'Aquila (programma sul sito dell'U.C.P.I.) Il prossimo 16 maggio analoga iniziativa - a cura della Delegazione di Palermo de "Il Carcere Possibile Onlus" - si terrà a Palermo, presso la Chiesa Santi Elena e Costantino, Piazza Vittoria, dalle ore 15,00.
Nell'occasione sarà tenuta una tavola rotonda  dal titolo "FATE PRESTO. MISURE URGENTI E INDIFFERIBILI PER LE CARCERI ITALIANE".Interverranno: 
Dott. ATTILIO CAPUTO, magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Palermo; Dott.ssa MARINA PETRUZZELLA, Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo;  avv. RICCARDO POLIDORO, avvocato, presidente de "Il Carcere Possibile Onlus", avv. LINO BUSCEMI, Presidente dei difensori civici italiani; avv. CARMELO FRANCO, responsabile Unione Camere Penali Italiane - Osservatorio Carceri; 
modererà l' avv. FABIO CALDERONE, Responsabile Delegazione "IL CARCERE POSSIBILE ONLUS" di Palermo, con l'introduzione dell' avv. SILVANO BARTOLOMEI, membro Delegazione "IL CARCERE POSSIBILE ONLUS" di Palermo.
Saranno proiettate due video-inchieste girate all'interno degli istituti di pena.
È stata inoltrata al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati d Palermo richiesta di riconoscimento crediti formativi per la partecipazione all'incontro.

 

E' alto lo spread tra le necessità delle persone rinchiuse negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e Stato e Regioni.

 

E' a livelli di guardia la preoccupazione dei Dirigenti di Psichiatria Democratica Emilio Lupo, Cesare Bondioli e Salvatore Di Fede sui gravi ritardi nel processo di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e su come, temono, saranno le strutture che accoglieranno le persone fin'ora recluse negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Le notizie apparse su quotidiani e le voci raccolte negli ultimi giorni sui "requisiti" delle nuove strutture, delineate dal Regolamento in itinere,  rinforzano i grandi timori che PD va manifestando da tempo, ovvero che è assai  grande  il differenziale,  lo spreadtra le necessità delle persone recluse e le risposte che si appresterebbero a dare i Ministeri e  le Regioni.  Non è questa una preoccupazione aprioristica, pregiudiziale, sostengono in Psichiatria Democratica perchè ben oltre levoci  intorno airequisiti (attesi invano entro il 30 marzo, così come prevede la legge 9/2012) che avranno le strutture del dopo OPG, ci sono i fatti. Nessuna delle realtà associative che da anni sostengono la chiusura delle sei strutture giudiziarie, a differenza di come ha fatto la Commissione Marino, è stata fin'ora ascoltata nelle sue proposte, nè tantomeno - ci risulta - le Regioni stanno attuando, come si dovrebbe- i progetti individualizzati insieme alle persone interessate.

Ecco perchè il timore sta diventando grave preoccupazione, significando che le strutture più che essere piccole e intermedie e perciò in grado di porsi, da un lato, come luoghi di attenzione ai reali bisogni e dall'altro ponte verso un futuro deistituzionalizzato, saranno grandi e cronicizzanti. Insomma per Psichiatria Democratica più che essere piccoli condomini e  luoghi di liberazione e riscatto saranno simili a carceri, casermee ospedali .

Strutturesmalle non largecon lo sguardo e le risorse proiettate fuori e non nuovi reparti di custodia. Gli spazi per queste persone devono essere occasioni di vita e non nuovi cronicari asettici e normalizzanti attraverso un regime custodialistico per nulla rispettoso delle individualità e dei bisogni concreti.

Bondioli, Lupo e Di Fede perciò fanno appello ai Senatori e Deputati, alle Associazioni, agli Organi di informazione ed a quanti  si richiamano ai dettami della nostra Carta Costituzionale, perchè insieme ad una accelerazione del  processo di superamento degli OPG, si metta mano a progetti personalizzati per le persone recluse. Per PD significa - lo si ribadisce, con forza,  ancora una volta - centralità e coordinamento dei Servizi psichiatrici pubblici, personale sociale e sanitario formato ed in numero adeguato e finanziamenti  idonei vincolati. Programmi tesi allo sviluppo costante di pratiche di inclusione, fortemente orientate all'abitare come alla possibilità di lavorare per le persone temporaneamente ospitate nelle piccole strutture.

Secondo PD, in definitiva, una chiusura degli OPG burocratizzata, come quella che si va delineando, senza pulsioni al cambiamento nel fare quotidiano, vanificherà lo sforzo prodotto dalla Commissione presieduta dal Senatore Marino e la presa di coscienza collettiva che ne è scaturita eche ha fatto gridare a tutti che curare non deve mai significare rinchiudere e negare i diritti elementari delle persone. Mai e comunque. 

Convegno chiusura opg


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GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME " DI QUEGLI AMORI FORTI E DISPERAT I "

 

GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

" DI QUEGLI AMORI FORTI E DISPERAT I "

Secondigliano. Storia di una Comunità, attraverso la fotografia

di Emilio Lupo

 

Sabato 28 aprile, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, nel salone delle Conferenze dei SS. Cuori a Secondigliano, gremito all'inverosimile, ha presentato il volume di Emilio Lupo: " Di quegli amori forti e disperati" Secondigliano. Storia di una Comunità, attraverso la fotografia.

L'Autore attraverso l'ausilio di oltre cinquecento fotografie, in bianco e nero, suddivise in dodici capitoli (Emigrazione, sport,politica,matrimoni,famiglie e figli,prime comunioni,militari e guerre, uomini e donne, attività commerciali e produttive, scuola, le gite e le feste...) fa la storia di un quartiere di Napoli, appunto Secondigliano, che fino al 1925 era stato comune autonomo.

Attraverso volti di uomini, donne, bambini, gruppi piccoli e grandi e la descrizione di avvenimenti e cenni storici, dall'anno mille a seguire, Emilio Lupo, prova a tracciare una via di uscita collettiva dagli  stereotipi  che fanno di questa area a nord della città di Napoli, solo una realtà del malaffare e della sconfitta senza ritorno.

Non un com'eravamo - ha sottolineato Lupo - bensì un invito pressante ad alzare la testa, di ritornare in strada, ha aggiunto in sintonia con il Sindaco De Magistris, con quella stessa gente laboriosa e testarda, creativa e onesta che ha varcato mari e monti, che ha lavorato in silenzio, che ha saputo gioire e piangere come comunità. Che ha scritto pagine di partecipazione e di democrazia - anche nel recente passato - e che convinta che con le giovani generazioni, si possano scriverne nuove e più belle.

Un gioiellino anche dal punto di vista grafico che la gente ha accolto con piacere, ma anche come una speranza e un trampolino per il rilancio per una parte importante di Napoli.

Ipotesi di pericolosità


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Napoli sabato 14 Aprile 2012. Seminario I diritti ristretti

 

Il 14 aprile scorso si è svolto presso la Sala Martucci del Conservatorio musicale di  S.Pietro a Majella di Napoli, il Seminario di Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica “I diritti ristretti – Dalla pericolosità sociale al diritto alla salute: chiusura degli OPG e promozione dei diritti costitituzionali”.Il seminario, che ha registrato l'attenta e propositiva presenza del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, è stato introdotto dalle relazioni dei Emilio Lupo per Psichiatria Democratica e di Annalaura Alfano di Magistratura Democratica (in rappresentanza di Egle Pilla del dell’esecutivo nazionale di MD) che hanno sottolineato l’importanza della riflessione comune già iniziata nel marzo 2011 nel Convegno di Vico Equense e l’opportunità  di fare il punto e monitorare il processo di chiusura degli OPG dopo l’approvazione della legge 9/2012 (numerosi interventi hanno fornito i dati sullo stato attuale del processo di chiusura) oltre ad  approfondire gli aspetti psichiatrici e giuridici che possono portare alla modifica dei codici in materia di misure di sicurezza psichiatriche.Nelle loro relazioni Cesare Bondioli ed Ernesto Venturini hanno evidenziato l’incosistenza dei costrutti psichiatrici che sono a fondamento delle nozioni di incapacità di intendere e di volere e di pericolosità sociale cui, ancora oggi, fa riferimento la psichiatria forense che continua a riferirsi a concetti logori – veri pregiudizi - quali la pericolosità del paziente psichiatrico, la sua imprevedibilità, la sua irrimediabile cronicità, la sua totale incapacità di intendere e volere, la sua non imputabilità.Pur ritenendo che la prossima chiusura degli OPG costituisca un successo per tutti coloro che in questi anni hanno denunciato e lottato contro queste mostruosità, le due relazioni non hanno sottaciuto le ambiguità e i potenziali pericoli contenuti nelle nuove disposizioni che non consentono di abbassare la vigilanza sulla loro applicazione da parte delle singole Regioni. Dalle relazioni dei magistrati sono venute analisi e proposte sia per la gestione della fase attuale, per es. come ha suggerito la Dr.ssa Daria Vecchione, magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Napoli, introducendo fin dalla fase di cognizione lo psichiatra del DSM il che faciliterebbe la formulazione di un più concreto progetto individualizzato, sia per una radicale modifica dei codici negli articoli (artt.88,89,203 c.p.) su imputabilità e misura di sicurezza come hanno proposto nei loro interventi  Il prof. Giuliano Balbi ed il Dott. Sergio Materia, che hanno approfondito gli aspetti giuridici che attualmente regolano l’applicazione delle misure di sicurezza interpretandoli alla luce della Costituzione e delle oramai numerose sentenze delle magistrature superiori, proponendo altresì anche dei possibili percorsi per giungere ad una loro modifica. Mentre il Dott. Giuseppe Ortano si è soffermato sulle condizioni in cui vivono le persone ristrette in carcere e su quanta c'è ancora da fare ancora in questa dura realtà L'incontro,protrattosi fino alle ore 14,00 ha visto gli interventi di molti rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni scientifiche, sindacali e culturali impegnate sul delicato tema:dalla CGIL al Garante dei Diritti dei detenuti, all'Associazione Antigone, al rappresentante della Regione e il direttore dell'OPG.

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